lunedì 18 luglio 2011

Rimango senza parole

Come possono imporre subito i ticket sanitari fino a 45,5 euro a operai e impiegati rinviando a "domani" l'inasprimento del costo a carico dei parlamentari dell'assistenza sanitaria integrativa?
Come possono imporre subito un taglio alla rivalutazione delle pensioni oltre i 1.400 euro rinviando a "domani" quello dei vitalizi loro, che nel 2009 hanno pesato per 198 milioni di euro e pochi mesi fa sono stati salvati con voto plebiscitario dalla proposta che voleva trasformarli in pensioni normali soggette alle regole comuni?
Come possono imporre subito il raddoppio della tassa sul deposito titoli che colpirà i piccoli risparmiatori rinviando a "domani" l'abolizione di quell'infame leggina che consente a chi regala denaro ai partiti di avere sconti fiscali 51 volte più alti di quelli concessi a chi dona soldi alla ricerca sulle leucemie infantili?
E potremo andare avanti per ore a farci domande del genere. Il golpe notturno che, con un paio di emendamenti pidiellini, ha stravolto all'ultimo istante la manovra di Tremonti che prevedeva l'adeguamento delle indennità dei parlamentari italiani a quelle dei colleghi europei, è solo un insulto ai cittadini chiamati a farsi carico della crisi. Il governo, la maggioranza e la stessa opposizione sono certi di essere nel giusto dicendo che quanto prima si impegneranno a ridurre i costi della politica? È stupefacente, oltre che offensivo, che in un momento di difficoltà qual è questo, una classe politica obbligata a farsi capire da un paese scosso, impoverito, spaventato, non capisca la drammatica urgenza di una svolta. Ed è sconcertante che ancora una volta risponda rinviando tutto a una riforma complessiva ormai entrata nel mito. Contenere gli sprechi, ma solo dalla prossima legislatura. 23 miliardi di euro, che comprendono le spese dedicate agli organi istituzionali di Parlamento, agli enti territoriali, alle consulenze, alle auto blu e ai rimborsi elettorali ai partiti. Ecco alcune cifre in dettaglio:
  • 1,7 miliardi di euro per Camera e Senato.
  • 144 milioni: il costo delle indennità percepite dai deputati e dai senatori.
  • 96,1 milioni: le voci aggiuntive che compongono la busta paga (in cui troviamo anche le spese per le bollette e i viaggi).
  • 218,3 milioni: i vitalizi spettanti agli ex parlamentari che hanno maturato il diritto ad un assegno, una volta raggiunti i limiti d’età. Parlamentari rimasti in carica anche solamente un giorno o qualche settimana, prima di decadere per incompatibilità.
  • 45,5 milioni: l’affitto degli immobili impiegati come sedi istituzionali.
  • 21,3 miliardi di euro per le altre uscite.
  • 1 miliardo: dedicato alle auto blu.
  • 8,6 miliardi: spesa complessiva per indennità, organi istituzionali, segreteria generale di regioni, province e comuni.
Questo è il conto da saldare che i politici italiani lasciano sul tavolo della crisi. Senza battere ciglio e senza pagare pegno. Lo rammentino gli italiani, quando saranno in fila con il portafoglio aperto per una visita medica, o verseranno il bollo sui Bot. Soprattutto, lo ricordino nel segreto dell'urna, quando saranno richiamati a votare. A questo punto, speriamo davvero il più presto possibile.

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