martedì 25 gennaio 2011

Ikea: lost in supermarket

Quello che ho sempre sospettato (più che un sospetto era una certezza!) da oggi ha anche una dimostrazione scientifica, elaborata dai ricercatori dello University College di Londra. Analizzando la logica alla base della planimetria dei centri commerciali hanno notato che quasi sempre il cliente si trova davanti a percorsi lunghi ed impossibili, fatti apposta per impedire a chi entra di tornare indietro o, quantomeno, ritardarne la sua uscita. Una volta entrati nel paradiso dei mobili svedesi a buon mercato, l'Ikea, bisogna andare fino in fondo e, anche se si entra solo per comprare i comodi fermalibri in plastica, è monto probabile che si esca dal negozio con un mobiletto per il ripostiglio. Questa tecnica viene chiamata "effetto labirinto" ed ha proprio lo scopo di mantenere i clienti tra corridoi il maggior tempo possibile, quasi disorientandoli e invogliando il cervello a comprare. E' impossibile non notarlo. Quasi viene il nervoso quando si entra in uno di questi negozi e ci si trova obbligati a percorrere decine di reparti che a noi non interessano; spesso le scorciatoie per abbreviare la propria visita sono bloccate da catenelle di plastica o presidiate da dipendenti che, cortesemente, ci invitano a proseguire seguendo il normale percorso. Ovviamente i vertici dell'azienda smentiscono categoricamente, dichiarando ''i nostri negozi sono progettati per dare ai clienti diverse idee su come arredare la propria casa, dalla cucina alla stanza da letto, mentre molti clienti vengono in negozio per ispirarsi, altri arrivano con una precisa lista degli acquisti realizzata dopo aver consultato i nostri cataloghi cartacei e online''. I 22 miliardi di euro di fatturato annuo sono quindi frutto anche di queste astute tecniche, oltre che a strategie di marketing. A noi clienti (o polli da spennare?) infondo può anche andare bene, finché riusciremo a pagare un mobile di cartone a prezzi ragionevoli ma trovandoci di fronte ad una continua tentazione sarà fisiologico cedere, spingendoci a comprare cose che non ci servono, con buona pace per il nostro portafogli.

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