venerdì 30 novembre 2007

Gli "schiavi" della rete

Milioni di computer in tutto il mondo sono stati infettati negli ultimi mesi da hacker che li hanno fatti entrare a far parte di network robotizzati, o «botnet», utilizzati per lanciare attività illegali. Lo ha reso noto l'Fbi, che ha individuato insieme alle autorità della Nuova Zelanda uno dei principali protagonisti dei cyberattacchi, identificato solo con il nome in codice «Akill». L'operazione «Bot Roast», lanciata dall'Fbi lo scorso giugno per dare la caccia alle reti di computer schiavizzati da hacker, aveva fatto emergere all'epoca l'esistenza di un milione di Pc infettati. Negli ultimi cinque mesi, secondo quanto riferisce ora il Bureau, ne sono stati individuati un altro milione e l'Fbi ritiene che siano vari milioni quelli interessati dal fenomeno su scala mondiale. Un botnet è una rete di computer compromessi e controllati a distanza, attraverso i quali i pirati informatici possono lanciare attacchi di virus e altre operazioni elettroniche, compreso il «phishing», la raccolta illegale di dati attraverso email e falsi siti internet che appaiono legati a banche o altre istituzioni legittime. Otto persone sono state incriminate in questi mesi negli Usa e l'Fbi sta ora lavorando con le forze di polizia del resto del mondo per individuare altri pirati informatici.

giovedì 29 novembre 2007

Pronto il viaggio per marte

Sarà un viaggio lungo sei mesi, durante i quali gli astronauti coltiveranno frutta e verdura guardando dal finestrino il Sole che si allontana. E al loro arrivo ad attenderli troveranno una comoda struttura per ospitarli. È più o meno questo il programma annunciato dalla Nasa per il viaggio dell'uomo su Marte, previsto per il 2031. Il progetto, già anticipato ma senza scadenza dal presidente George Bush nel 2004, inizia a prendere una forma precisa, anche se molti dettagli potrebbero essere modificati in corso d'opera. Al punto che anche il budget da stanziare è molto incerto: dai 20 ai 450 miliardi di dollari. Andremo quindi su Marte, ma non prima di aver fatto un po'di palestra sulla Luna, dove la missione statunitense è attesa per il 2020, e dalla missione lunare la Nasa conta di ricevere molti dati utili al viaggio verso il quarto pianeta del sistema solare. Tra questi dati grande importanza avranno quelli sulla salute degli astronauti e in particolare in riferimento all'esposizione ai raggi cosmici, di cui ancora non si conoscono bene gli effetti causati da un lungo periodo di esposizione. In attesa dei prossimi rilevamenti e degli eventuali aggiornamenti della missione, ecco come la immaginano e pianificano gli uomini della Nasa.
Le prime partenze spetteranno a due spedizioni che cercheranno di creare un habitat adeguato alla permanenza degli astronauti. Nel 2028 e nel 2029 verranno inviati sul pianeta rosso due moduli, uno per trasportare la struttura in cui l'equipaggio vivrà, l'altra per altro materiale utile alla spedizione. Sarà poi la volta degli uomini, la cui partenza è prevista nel 2031 e il cui mezzo di trasporto sarà una nave spaziale alimentata da carburante criogenico, che sfrutta l'ossigeno e idrogeno a bassissime temperature, usato anche per le missioni dello Shuttle come propellente per la fase di lancio.
Il viaggio dell'equipaggio durerà dai sei ai sette mesi, durante i quali gli astronauti coltiveranno frutta e verdura sia per prodursi il cibo necessario, che per l'equilibrio psicologico. Aria e acqua saranno riciclati e riutilizzati sulla nave spaziale. Inoltre i primi inviati su Marte dovranno essere in grado di riparare la maggior parte possibile dei componenti meccanici della nave, e probabilmente anche di costruirne di nuovi all'occorrenza. L'equipaggio dovrà infatti essere il più autosufficiente possibile, visto che rifornire la nave in corsa è impossibile e gli approvvigionamenti direttamente su Marte richiedono tempi e costi esorbitanti. Una volta giunto sul pianeta rosso, l'equipaggio vivrà nel modulo che li ha preceduti (i test del modulo abitativo marziano sono già in fase di sperimentazione nell'Antartide) per un periodo di diciotto mesi. La casa marziana sarà alimentata a energia nucleare. La missione durerà in tutto 30 mesi: 7 per l'andata, 18 di soggiorno, e altri 7 per il ritorno.

mercoledì 28 novembre 2007

Coccodrillo a bordo, tutti a terra!

A fermare gli aerei non ci sono solo il maltempo, gli scioperi, i guasti e i terroristi. Adesso ci si mettono anche i peluche. Ma non uno qualsiasi: quello che è riuscito nell'impresa di ritardare per due ore il decollo di un volo Ryanair tra Ciampino e Orio al Serio, racconta l'agenzia di stampa Agi, era una «mostruosità verde» talmente enorme da occupare tre sedili, e che chissà come era riuscita a passare dal check in come semplice bagaglio a mano. Il volo, bisogna dirlo, era nato male. Prima l'imbarco spostato per un ritardo tecnico. Poi un bisticcio con un passeggero che aveva piazzato una valigia davanti all'uscita di sicurezza e non voleva spostarla. Infine a sbarrare la strada del decollo è sceso in campo l'enorme coccodrillo. L'assistente di volo che si è trovata a dover gestire la bestiaccia ha cercato di convincere la padrona del mostro che non si poteva decollare con un pupazzo grande come un monolocale parcheggiato fra i sedili e aveva posto la questione in termini drastici: o via la bestiaccia o non si decolla. Lo stesso comandante lo ha chiarito attraverso l'interfono: «signori, non si può decollare per colpa del coccodrillo». I passeggeri si sono subito divisi in due partiti: uno propendeva per tenere il coccodrillo piazzandolo nelle file vuote in coda; gli altri, più drastici, votavano per l'immediata «soppressione». La padrona del pupazzone ha difeso la creatura con tutte le sue forze, usando toni pesanti e strattonando la hostess. Tanto che è dovuta intervenire la polizia di frontiera. Come se non bastasse un passeggero si è messo a riprendere il parapiglia con il telefonino e gli agenti lo hanno identificato. Per calmare tutti c'è voluta un'autorità superiore, una suora, che si è alzata, ha parlato con l'equipaggio, con gli agenti e alla fine anche con la padrona del coccodrillo che alla fine si è alzata, si è caricata in spalla l'animale ed è scesa. E l'aereo ha potuto finalmente decollare.... uff! Che fatica!

martedì 27 novembre 2007

Africani, la Svizzera è un inferno!




Africani, state alla larga dalla Svizzera! Firmato: il governo svizzero.
L'ammonizione, sotto forma di uno spot tv, s'è materializzata nelle case di molti paesi africani martedì 20 novembre durante l'intervallo della partita amichevole Svizzera-Nigeria. Un immigrato di colore telefona al padre da una cabina telefonica e gli racconta di com'è bella e civile la Confederazione elvetica: in realtà vive sulla strada, s'arrangia con l'elemosina, ed è perseguitato dalla polizia. Una campagna anti-stranieri, per scoraggiare l'arrivo di altri cittadini africani, con un messaggio che non potrebbe essere più esplicito: non venite da noi, non c'è lavoro per tutti, finireste nel girone degli ultimi. A confezionare l'annuncio è stato il dipartimento dell'emigrazione, il cui responsabile, Eduard Gnesa, ha dichiarato al Sonntags Blick, il quotidiano popolare di Zurigo che ha svelato il caso: "Abbiamo la responsabilità di aprire gli occhi a queste persone affinché si rendano conto della vita che potrebbe attenderle". Il leader populista, e fresco trionfatore delle ultime elezioni politiche, il ministro della giustizia Christoph Blocher, ha benedetto l'iniziativa: "Dobbiamo dimostrare agli africani che non siamo un paradiso!". Gli svizzeri sembrano apprezzare. L'83 per cento dei lettori del Sonntags Blick si dice d'accordo con Blocher. Sui blog le voci critiche sono perlopiù isolate. "Dov'è finita la nostra identità? Se passeggio nella mia città, Biel, ho la sensazione di trovarmi in Africa. E' tempo di fermarli", scrive Bootvoll, la barca è colma, un nome che riecheggia il titolo del film del regista Markus Imhof sul mancato accoglimento di sei rifugiati politici nella neutrale Svizzera durante la Seconda Guerra Mondiale. La disoccupazione è pressoché inesistente, ferma al 3,5 per cento, ma il governo motiva la sua campagna con le difficoltà a garantire agli immigrati di colore un regolare permesso di soggiorno, che viene concesso solo se si può vantare un impiego fisso. "La forza lavoro africana è ricercata poco o nulla" fanno notare dal dipartimento. "L'unica chance è quella di chiedere asilo, una trafila complicata e lunga, da cui intendiamo scoraggiarli. E poi il nostro è anche un modo per risparmiare sul budget previsto per i rifugiati". "Migliaia di africani, in cerca di fortuna in Europa, annegano nel Mediterraneo" ammonisce Gnesa. "Anche da questi rischi intendiamo metterli in guardia". Lo spot sembra aver fatto scuola. Altri paesi europei intendono seguire l'esempio elvetico. Pare che l'Unione europea stia collaborando già con la Svizzera per mandarne in onda uno sulla tv pubblica del Camerun. Lo spot per il Congo invece è già quasi pronto.

domenica 25 novembre 2007

L'Onu su YouTube sfida la fame

"Questa è la tua opportunità per essere controverso, provocatorio e scioccante". Il messaggio apparso su YouTube non è di quelli che fanno gridare all'allarme sociale. Anzi. L'invito alla trasgressione stavolta è per un fine nobile: sensibilizzare l'opinione pubblica sulla fame nel mondo. Una piaga che nel solo tempo che avrete impiegato a leggere questo articolo, si sarà portata via quindici bambini. L'iniziativa è del Pam, l'Agenzia Onu per gli aiuti alimentari, che ha lanciato il concorso Hunger Bytes, indirizzando il proprio messaggio ai tanti giovani che ogni giorno frequentano il sito di video sharing più grande del mondo, invitando tutti i creativi, professionisti e non, a "creare un video che attragga coloro che popolano il web e li faccia pensare alla fame nel mondo". Per partecipare al concorso sarà sufficiente produrre un filmato d'impatto tra i 30 e i 60 secondi sulla mancanza di cibo per centinaia di milioni di persone, una vera e propria emergenza planetaria. I concorrenti devono essere maggiorenni e per le informazioni da inserire nel loro video, possono fare riferimento ai dati forniti dalle Nazioni Unite. E sono dati spaventosi. Nel mondo ogni cinque secondi un bambino muore di fame. Ogni giorno le vittime della fame sono 25.000. I denutriti sono 850 milioni. A fronte di questa tragedia della miseria, l'Onu fornisce le cifre della ricchezza: la metà del cibo prodotto negli Usa finisce nella spazzatura senza nemmeno essere assaggiato. Uno spreco che costa circa 50 miliardi di dollari l'anno. I video realizzati dovranno concludersi con lo slogan "850 million people go to bed hungry every night... Share" (850 milioni di persone vanno a letto affamate ogni giorno... Condividi) appositamente studiato per la campagna di sensibilizzazione. Il concorso terminerà nell'agosto del 2008. I cinque migliori video verranno premiati con un viaggio in uno dei tanti paesi che ogni giorno devono fronteggiare l'emergenza alimentare Il mese scorso il Pam è stato protagonista di un altro evento-web pensato per i giovanissimi: Freeprice, un quiz a scelta multipla aperto a tutti, ha prodotto in 30 giorni tanto cibo da nutrire 50.000 persone per un giorno. Il gioco è facile: bisogna indovinare il significato di un termine inglese. A ogni risposta esatta si donano 10 chicchi di riso al Pam, finanziati dagli sponsor ospitati dal sito. A volte, per dirla con un famoso spot per l'Africa di Giobbe Covatta, "Basta poco che ce vò?".

Doctor House vende auto

Una volta c'era Mike Bongiorno, oggi c'è Dottor House. Una volta capivi subito che era un «consiglio per gli acquisti », oggi hai bisogno della lente d'ingrandimento per leggere, in alto a destra, «messaggio promozionale». Una volta potevi cambiar canale subito, tanto era uno spot; oggi impieghi qualche secondo prima di capire che no, il telefilm non è già cominciato, è solo la reclame. Passato e presente delle telepromozioni, i siparietti per sponsorizzare i prodotti in mezzo ai programmi tivù. Ormai talmente raffinati e moderni da confondersi con i film. Stessa voce del protagonista, stesso contesto, stesso abbigliamento. Un'evoluzione chiamata «promofiction» o «promoserial», che sta creando qualche confusione tra gli spettatori. Per esempio: vi è mai capitato di sentire il timbro inconfondibile del Dottor Gregory House, mai inquadrato in volto, ma con le zoomate sui celebri dettagli, bastone, jeans e scarpe da tennis? E magari vi siete scapicollati dall'altra stanza, avete piantato i piatti nel lavello, avete agganciato il telefono al fidanzato per correre davanti allo schermo e invece era la telepromozione? Potrebbe esservi successo anche durante Grey's Anatomy, quando Meredith (la voce) reclama sughi pronti. O con Ugly Betty, Distretto di Polizia, Csi, Carabinieri su Mediaset. Desperate Housewives e Lost, in Rai. Se ne accorse Linus, per primo, che lo segnalò in radio a «Deejay chiama Italia». Oggi racconta: «L'ho notato da spettatore. Eticamente non mi sembra una cosa molto carina, anche se mi rendo conto che le concessionarie cerchino sempre nuovi spunti. Ci sono troppi riferimenti precisi, l'impianto scenico, hai la sensazione che il film stia continuando. Insomma, diciamolo, è un po' ingannevole. E poi non sono sicuro che ad House abbiano chiesto il permesso...». Ai creativi, però, l'idea piace. «È il futuro della comunicazione, i media stanno cercando di collocare gli spot per armonia e affinità e non più per contrasto. È un fenomeno tutto italiano», dice entusiasta il pubblicitario Lorenzo Marini. Ma il decano Gavino Sanna taglia: «La creatività è un'altra cosa, questa è una furbata. Peraltro poco originale, visto che mi ricorda quei filmati trasmessi nelle convention delle grandi aziende dove John Wayne, doppiato, diceva: "Dottor Bertazzini, quest'anno lei ha venduto più pacchi di detersivo di chiunque altro. Ottimo lavoro!"». E nemmeno i consumatori hanno accolto bene la novità. Codacons, tre giorni dopo la messa in onda della prima promofiction su Italia 1, alla fine di gennaio, presentò un esposto all'Antitrust e all'Autorità delle comunicazioni: «Il Dr. House faccia il dottore e non venda orologi. Ingannevole far credere che il telefilm stia proseguendo». Sul merito, tre mesi dopo si pronunciò il Giurì, disponendo la cessazione dello spot (che però non era più in onda, la serie tv si era già conclusa) perché non conforme all'articolo 7 del codice di autodisciplina pubblicitaria («la pubblicità deve essere riconoscibile sempre come tale...»). Le menti dell'Ufficio analisi e sviluppo delle iniziative speciali di Publitalia, intanto, si sfregano le mani. «A parità di offerta, un promoserial costa il 30-40% in più rispetto a un analogo prodotto in telepromozione su un altro programma», spiega il direttore Giorgio Molteni. Al suo gruppo va il merito di aver studiato questi format, dopo aver adocchiato il bacino di 5-6 milioni di telespettatori. Il fenomeno è ancora sotto la lente dell'Antitrust, che assicura: «Lo teniamo sotto controllo. Per noi è una nuova fattispecie, un sistema innovativo che potrebbe avvicinarsi, ma è tutto da verificare, alla pubblicità occulta».

sabato 24 novembre 2007

...una campionessa se ne va!

Dopo l'annuncio della vittoria del pallone d'oro che sarà consegnato a Kakà é arrivata l'attesa (e meritata) stangata a Marion Jones, dopo la recente confessione sull'uso di doping. La federazione internazionale di atletica leggera (Iaaf) ha infatti inflitto due anni di squalifica alla velocista e saltatrice in lungo americana, che è stata anche privata delle 7 medaglie conquistate in carriera ai Mondiali.

La Jones ha confessato l'uso di doping prima delle Olimpiadi di Sydney 2000, per questo a partire dal quella data sono stati cancellati tutti i risultati ottenuti dalla 32enne. La squalifica vale per il biennio tra l'8 ottobre 2007, data della sua confessione, e l'8 ottobre 2009. L'annullamento dei risultati non riguarda solo le gare individuali ma anche per le staffette. C'è inoltre la raccomandazione da parte della Iaaf al Comitato olimpico Internazionale (Cio) "di squalificare la Jones e le staffette 4x100 e 4x400 che presero parte alle Olimpiadi di Sydney e di chiedere la restituzione di tutte le medaglie". Ai Giochi di Sydney, la Jones ha conquistato 3 medaglie d'oro (100m, 200 m e staffetta 4x400 m) e 2 di bronzo (salto in lungo, staffetta 4x100 m). A questo punto mi chiedo? Sei arrivata a 32 anni e tutto quello che hai costruito nella tua vita sportiva (in modo illecito) ti é stato ora (giustamente) tolto... ne valeva veramente la pena?!?

Per un campione che arriva...

Kakà è il Pallone d'Oro 2007! La giuria ha comunicato la notizia al brasiliano del Milan. La cerimonia il 2 dicembre a Parigi. Ha battuto la concorrenza ricevendo un numero di nomination di molto superiore a quelle di ogni altro candidato.

Un Natale al verde

Natale a consumi ridotti, soprattutto sul fronte dei regali. L'associazione dei commercianti ha stimato che l'ammontare complessivo delle tredicesime quest'anno sarà di 36,596 miliardi di euro; di questi solo 18 miliardi verranno utilizzati per gli acquisti natalizi, in calo dell'1,8%, pari a 336 milioni di euro, rispetto all'anno scorso.
Il passo indietro è dovuto alla contrazione delle spese per la casa e la famiglia.La fotografia della Confesercenti non lascia spazio a molto ottimismo: quest'anno sono aumentati dal 61% al 67% coloro che hanno tagliato diverse spese del loro bilancio, a pagarne le conseguenze sono stati soprattutto i settori dell'abbigliamento. E ci credo!!! Hanno alzato i prezzi di qualsiasi bene di consumo (anche quelli necessari!) e poi piangono sul latte versato! A proposito di latte... in 20 giorni il prezzo si é alzato di 15 centesimi al litro, passando da 1,35€ a 1,50€ al litro (questo a Roma, non so in altre città). Di recente sono stato a New York per una breve vacanza e mi sono accorto di quanto sia controllato da lobby il nostro sistema economico. Ora, a prescindere dall'alto potere di acquisto dell'euro sul dollaro, é possibile che in America un paio di jeans debba costare al massimo 30 dollari o un paio di scarpe (spesso prodotte in italia!!!) al massimo 50 dollari? Si...é possibile! Se la concorrenza funzionasse come si deve vedremo anche da noi un generalizzato abbassamento dei prezzi! Se invece le aziende si mettono d'accordo per mantere i prezzi alti al fine di aumentare i propri guadagni per poter distribuire ogni anno i dividendi agli azionisti, come sarà possibile praticare un'abbassamento dei prezzi?!? Prima o poi il nostro sistema economico imploderà, portando le famiglia a mangiare pane e acqua... credo comunque che già siamo arrivati a questo punto!

mercoledì 21 novembre 2007

La democrazia

Scusatemi per questo mio post "politico" ma veramente siamo arrivati al ridicolo. Io non mi esprimo perché in questo blog non mi interessa parlare di politica ma permettetemi semplicemente di copiare integralmente dal sito di Beppegrillo quest'intervento di Massimo Travaglio intitolato "L'informazione è la base della democrazia".

"Tutti sanno che Forza Italia è (era?) un partito di plastica. Lo psiconano lo ha confermato domenica. Un partito non si scioglie per volontà di una sola persona. Si tiene di solito un congresso degli eletti, si discute del programma, del nuovo nome. Poi si decide a maggioranza. Così avviene nelle democrazie. Nessuno dei suoi sottopancia, reggicoda, portaborse ha fiatato. E si capisce, senza di lui dove vanno? Sono semplici cortigiani.Il suo partito, comunque lo voglia chiamare, è suo di lui, proprietà privata, una organizzazione telecratica con obiettivi di controllo e di lucro.I partiti hanno ucciso quel poco che era rimasto della democrazia eliminando il voto di preferenza. La prima azione dell’Unione doveva essere la restituzione di un diritto fondamentale ai cittadini: quello di scegliersi il candidato. Non è successo. Ora si discute di proporzionale alla tedesca, di maggioritario alla svizzera e di doppio turno alla francese. Ma di cosa stanno farneticando? Nel 2005 avete adottato la messa in c..o all’italiana con la nuova legge elettorale, di questo dovete parlare.Nessuno che faccia una premessa, che dica che se si copiano i meccanismi elettorali di una democrazia bisogna adottarne prima le basi, i fondamentali.Ed è un punto cardine in Germania, in Spagna, in Francia, in ogni Paese degno di questo nome, che non si può avere una presenza dominante nell’informazione e, allo stesso tempo, fare politica. Per gli altri partiti è come combattere contro il campione dei pesi massimi con un braccio legato dietro alla schiena.Il fenomeno Berlusconi non è compatibile con la democrazia. I suoi giornali, le sue televisioni non sono compatibili con la sua presenza in politica. Di questo devono discutere subito Veltroni, Prodi, Fini, Bertinotti e tutti gli altri: di una informazione democratica, non di sigle e percentuali. Ma non lo faranno perchè, anche loro, ne hanno dei benefici.La democrazia è diventata marketing. Lo Stato è fuori dal controllo dei cittadini. Riprendiamoci l’informazione."

Cambia il clima, venti di guerra?

Per la prima volta uno studio identifica un collegamento diretto tra i cambiamenti climatici e le guerre che hanno scosso il mondo negli ultimi 500 anni. L'analisi porta la firma degli esperti del Georgia Institute of Technology, che hanno studiato attentamente i dati storici per mettere in evidenza come le variazioni registrate nella temperatura globale nel corso del tempo siano andate a braccetto con i vari conflitti bellici. Le variabili tenute in considerazione dai ricercatori nella compilazione dello studio sono il prezzo del cibo, il livello della popolazione, il numero dei conflitti e, ovviamente, i dati sul clima. Tutte queste informazioni sono state messe in relazione fra loro, portando gli scienziati a concludere che ogni cambiamento climatico causa una riduzione del raccolto, da cui deriva poi l'aumento dei prezzi degli alimenti, che genera fame. E la fame a sua volta porta a tensioni sociali che sfociano generalmente in conflitti violenti. Teoria, questa, per certi versi già sposata dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, che in un recente articolo del Washington Post ha definito la guerra nel Darfur come "un conflitto alimentato in parte dalla desertificazione, dalla degradazione ecologica e dalla scarsità di risorse"; dal clima, quindi. Le variazioni nella temperatura non sono certo l'unico fattore determinante quando si vuole ricercare una correlazione tra clima e guerre, ma di sicuro un clima insolitamente molto caldo o molto freddo è in grado di esasperare situazioni già di per sé tese e precarie, mentre storicamente un riequilibrio delle temperature pare abbia sempre portato a un raffreddamento delle tensioni. Gli studiosi guardano con interesse e preoccupazione al modello elaborato presso il Georgia Institute, poiché ritengono che possa essere d'aiuto nella previsione di conflitti futuri: sappiamo infatti che il nostro pianeta di sta surriscaldando, e che questo influirà sicuramente sulle coltivazioni, e se la società non riuscirà ad affrontare adeguatamente i problemi che sicuramente ne deriveranno, il risultato potrebbe essere ancora una volta la nascita di un conflitto.

I Savoia chiedono 260 milioni

Vittorio Emanuele di Savoia e suo figlio, Emanuele Filiberto, hanno chiesto ufficialmente allo Stato italiano il riconoscimento di danni morali per un valore complessivo di 260 milioni di euro, senza contare gli interessi, in aggiunta alla restituzione dei beni confiscati alla famiglia Savoia dallo Stato quando nacque la Repubblica italiana. A rivelarlo gli stessi Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto che in una intervista di Rai Tre a Ballarò spiegano di avere inoltrato la richiesta di danni circa 20 giorni fa con una lettera di sette pagine al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al presidente del Consiglio, Romano Prodi, tramite i propri legali, Calvetti e Murgia. Tra i motivi della richiesta di risarcimento illustrati nella lettera e spiegati da Emanuele Filiberto ci sarebbero i danni morali dovuti alla violazione dei diritti fondamentali dell’uomo stabiliti dalla Convenzione Europea per i 54 anni di esilio dei Savoia sanciti dalla Costituzione Italiana. Secca e immediata la replica del governo attraverso il segretario generale della presidenza del Consiglio, Carlo Malinconico, che spiega che il governo non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia ma che pensa di chiedere a sua volta i danni all’ex famiglia reale per le responsabilità legate alle note vicende storiche. Che dire?!? In Italia, come al solito, funziona sempre tutto al contrario...

martedì 20 novembre 2007

La fine di Internet avverrà nel 2010

Quando non c'era si viveva bene lo stesso, diciamolo, ma ora che c'è, per molti è difficile immaginare di poter stare senza. Parliamo dell'internet e di come si sia integrata perfettamente nella nostra esistenza, nella nostra quotidianità, diventando uno strumento prezioso sia per il lavoro che per lo studio e il tempo libero. Internet c'è, e probabilmente a nessuno passa per la testa l'idea che domani possa sparire, o non essere più così facilmente accessibile. Ma le cose potrebbero cambiare, molto presto, lasciando gli internauti con un palmo di naso di fronte al monitor nero. Una ricerca condotta dagli studiosi del Nemertes Research Group rivela che da qui a due anni internet potrebbe non riuscire più a sopportare il peso dei nostri movimenti in rete e collassare tragicamente. Il motivo? L'incapacità delle attuali reti di reggere il traffico dati generato sia da parte degli utenti privati che dalle aziende. In particolare, gli analisti prevedono che la responsabilità della paralisi sarà imputabile principalmente ai contenuti web che appesantiscono le connessioni, come video streaming interattivi e trasferimenti di file in modalità peer-to-peer. Poco alla volta le maglie della rete finiranno con l'essere congestionate, e per il 2010, non saranno più vivibili. Che fare per evitare che ciò si verifichi? La soluzione è nelle mani dei provider e gestori della rete, che con tutta probabilità si vedranno costretti a investire cifre doppie rispetto a quelle preventivate per la ristrutturazione delle dorsali e lo sviluppo di nuove e più moderne infrastrutture. Si pensi che alla fine di quest'anno gli interanuti avranno creato circa 161 exabyte di dati (un exabyte, EB, equivale a circa 1,1 miliardi di gigabyte), che nel mese di maggio tre quarti degli utenti internet statunitensi hanno guardato una media di 158 minuti di video online, e che solo in Nord America saranno necessari investimenti nell'ordine dei 42-55 miliardi di dollari (28,4-37,2 miliardi di euro) per l'adeguamento delle reti alla domanda. I risultati dello studio confermano le preoccupazioni dell'Internet Innovation Alliance (Iia), che da tempo lancia moniti a proposito dell'imminente collasso delle linee sulle quali corrono i bit. Certo tale crescita non potrà che fare bene al web, ma solo se le autorità di ciascun Paese e i gestori delle reti prenderanno consapevolezza dell'accresciuta domanda attivandosi e rispondendo in modo adeguato.

TV widescreen a rischio 4:3

I normali programmi Tv rischiano di danneggiare i nuovi, costosi televisori "widescreen", che ormai sono lo standard: a lanciare l'allarme agli utenti è Adiconsum, associazione di difesa dei consumatore, che adesso chiede al parlamento di aggiungere un emendamento alla finanziaria per risolvere il problema. Il problema di fondo è un paradosso: in questi anni la tecnologia dei televisori ha fatto grandi passi avanti, gli schermi sono diventati piatti, ad alta definizione e "widescreen", ma le emittenti italiane hanno continuato imperterrite a trasmettere nel vecchio modo. I programmi Tv su tutte le reti analogiche e in quasi tutti i canali di Sky sono infatti in un formato che è adatto alle vecchie Tv a scatola, a 4:3, dove lo schermo è un rettangolo quasi quadrato. Il widescreen invece è in formato 16:9, un rettangolo allungato ai lati. È una miglioria perché il widescreen meglio dei 4:3 riesce ad abbracciare l'arco visivo dell'utente, da sinistra a destra. Tutte le nuove Tv, infatti, sono così. I film in Dvd sono, ugualmente, in widescreen.
Che succede, invece, quando su una Tv widescreen si vedono programmi trasmessi in 4:3? Ci sono tre alternative, offerte dai menu della Tv: deformare l'immagine per adattarla ai 16:9, fare zoom, o trasmetterla così com'è al centro dello schermo. Tutte e tre le possibilità hanno inconvenienti. La prima rende le figure e le persone appiattite e un po' tozze. La seconda fa perdere alcune porzioni di immagini ai bordi. La terza conserva la fedeltà dell'immagine: la Tv utilizza l'artificio di creare ai bordi dello schermo due fasce nere, per tagliarlo e trasmettere nel mezzo il programma 4:3. Peccato che così si rischia di danneggiare la Tv, come denuncia Adiconsum, che ha trovato questa avvertenza in un manuale di una Tv Samsung: "Su un Tv Lcd, l'uso del formato 4:3 per un periodo prolungato può lasciare traccia dei bordi sulla parte sinistra, destra e centrale del video a causa delle differenti emissioni luminose dello schermo". Per di più, "Questo tipo di danni non è coperto da garanzia". Le fasce nere, insomma, tendono a restare impresse sui pixel. La cosa grave è che l'utente ha speso molti soldi per dotarsi di una nuova Tv e poi, se non vuole rischiare di danneggiarla, si ritrova a vedere i programmi Tv in modo peggiore che sui vecchi televisori.

Da qui la proposta di Adiconsum, che approfitta dell'attenzione che questa Finanziaria sta dedicando al digitale terrestre. Da una parte Adiconsum applaude al fatto che i nuovi emendamenti approvati "determinano con chiarezza la destinazione dei nuovi fondi, per consentire, così come richiesto dall'associazione, l'acquisto agevolato di decoder digitali terrestri, satellitari o via cavo alle fasce deboli della popolazione e l'avvio di efficaci campagne informative", si legge in una nota. Dall'altra, chiede al parlamento di fare un passo in più e aggiungere un emendamento che obblighi dal primo gennaio 2009 le emittenti a trasmettere in 16:9. Data propizia, perché da allora cesserà la vendita di Tv dotate di sintonizzatori analogici. Si noti che i programmi in 16:9 si vedranno comunque bene sulle vecchie Tv 4:3; solo, saranno create due bande, in alto e in basso sullo schermo (avviene lo stesso ora con i Dvd). Nel resto d'Europa, il fenomeno del widescreen ha già toccato il cuore delle emittenti: per esempio, la Rtl tedesca ha appena annunciato che dal 2008 passerà ai 16:9.

Insomma, senza dubbio il futuro prossimo è per il widescreen; adesso resta da vedere quando le emittenti italiane vi si adegueranno e se sarà necessaria una legge per metterle sulla via del nuovo.

lunedì 19 novembre 2007

Lo Skypephone

Come ogni anno quando si avvicina Natale e la stagione dei regali, arrivano sul mercato anche una raffica di nuovi telefoni cellulari. Alcuni dei quali offrono dei buoni motivi d'interesse. La tendenza generale (sui cellulari di fascia alta) è quella di offrire prodotti completi, macchine in grado di fare tutto e di farlo bene. Ecco dunque dei veri e propri computer multimediali, che fanno telefonate ovviamente, ma sono anche terminale Internet, lettore mp3, macchina fotografica, videocamera, navigatore gps, agenda, sveglia, e molto altro ancora. Mentre sulle macchine a basso costo il motto è "spendere sempre di meno", con telefoni semplici, con poche funzioni. Ed è in questo campo che c'è stata la novità più interessante delle ultime settimane, quella dell'arrivo dello Skypephone, il primo telefonino ibrido 3G\VoIP. Il vecchio motto "se non puoi batterlo fattelo amico" ha certamente guidato le strategie della 3, l'azienda che ha siglato il patto con Skype per portare la telefonia Internet sui cellulari, visto il crescente successo che il VoIP sta riscuotendo in tutto il mondo. Che gli operatori fissi e mobili avrebbero dovuto un giorno fare i conti con le nuove società VoIP che offrono chiamate gratuite in Rete era fuori discussione. Tre aveva aperto una interessante relazione con Skype già da qualche tempo, con i telefoni della X-Series, che consentivano il collegamento con Skype. Ma mentre con i telefoni precedenti (come Viewty) bisognava collegarsi ad Internet, quindi a Skype e quindi telefonare, nel caso dello Skypephone l'integrazione è immediata e perfetta, e si può chiamare via Internet con il cellulare allo stesso modo con cui si fanno telefonate sulla rete abituale.
Il telefono, piccolo e leggero, funziona come un normale cellulare fin quando non si preme il tasto Skype che è al centro dell'apparecchio, a quel punto compare la lista dei contatti Skype ed è possibile chiamare passando per Internet, a costo zero se si chiamano altri utenti Skype. Oltre che in Italia, il prodotto è commercializzato anche nel Regno Unito, Australia, Austria, Danimarca, Hong Kong, Irlanda, Macao e Svezia.
Il piccolo telefono di 3 è uno di quegli oggetti che potrebbe scatenare una vera rivoluzione: gli utenti Skype nel mondo sono 246 milioni e sono destinati, secondo tutte le ricerche, a crescere. A spingere verso questa crescita potrebbe essere proprio l'avvento di questo cellulare, che per la prima volta stacca il VoIP dal computer. Non c'è alcun bisogno, infatti, di essere collegati al computer, e nemmeno di essere vicini a un hotspot wi-fi per Internet, lo Skypephone utilizza la rete Umts e il collegamento è agevole in mobilità, aprendo la frontiera della telefonia via Internet anche a un pubblico tecnologicamente non preparato, a chi non ha un collegamento al Web, a chi non vuole maggiori difficoltà rispetto alla telefonia cellulare "tradizionale".

sabato 17 novembre 2007

F1, respinto il ricorso McLaren

La corte d'Appello della Fia ha respinto il ricorso della McLaren presentato per le benzine irregolari di Bmw e Williams nel Gp del Brasile. Il ferrarista Kimi Raikkonen è stato così confermato campione del mondo di F1. La corte, presieduta dal ceco Jan Stovicek, ha giudicato l'appello della McLaren "inammissibile" in quanto non ha ritenuto che le prove presentate dal team di Woking potessero sovvertire il giudizio del commissari del gran premio del Brasile che ritennero impossibile definire la differenza effettiva tra la temperatura della benzina all'interno dei serbatoi delle due Williams e delle due BMW Sauber e quella ambientale al circuito di San Paolo, non sanzionando i tre piloti che si trovavano proprio davanti ad Hamilton nell'ordine d'arrivo dell'ultima corsa della stagione, quello che sancì il successo di Kimi Raikkonen e della Ferrari. Il verdetto è stato accolto con soddisfazione dall'azienda di Maranello. "Oggi è stato respinto un ultimo, disperato tentativo di ribaltare il risultato della pista", ha commentato l'amministratore delegato Jean Todt. "La decisione della Corte - ha detto ancora Todt - pone finalmente termine ad una stagione molto intensa, sia in pista che fuori. Ora tutte le nostre energie saranno interamente concentrate sulla preparazione della prossima stagione".
Complimenti alla casa anglo-tedesca per la sua sportività!

venerdì 16 novembre 2007

L'hotel ERODE? Vietato ai bambini!

In Italia c'è un Hotel che si vanta di essere vietato ai Bambini. Non è un Hotel qualunque, ma un Hotel di Capri da 540 € minimo al giorno a Capri.
Sulla Stampa di sabato Michela Tamburrino ha firmato un articolo nel quale si descrive la bellezza e l’esclusività dell’albergo «La Scalinatella» di Capri, eletto l’hotel migliore del mondo dai lettori del mensile statunitense Condé Nast Traveller. Trenta stanze, con terrazzino vista mare, clienti coccolati ed esauditi in ogni richiesta, pesce fresco servito a bordo piscina. Anche la clientela è selezionata e tra i vip che soggiornano alla «Scalinatella», informa il quotidiano torinese, c’è l’ex top manager di General Elettric e della Fiat, Paolo Fresco. La giornalista scrive: «Tutto lì è pace e relax nel culto della personalizzazione del servizio. In ossequio a questo imperativo e segno di enorme civiltà, i bambini non sono bene accetti tanto quanto gli animali e i telefonini accesi, non solo nelle stanze… ma anche negli spazi comuni che assomigliano a un elegante salotto di casa». Sì avete letto bene: i bambini «non sono bene accetti» e dunque non possono entrare nelle stanze e negli spazi comuni. E questo è «un segno di grande civiltà»! I bambini equiparati a cani, gatti e telefonini accesi…

Jeep fantasma su eBay

Un fuoristrada ultimo modello, usato ma in perfette condizioni, venduto ad un prezzo irrisorio? Una tentazione per i navigatori di eBay in cerca di una nuova auto. Peccato che, a volte, queste offerte possano nascondere un pericoloso trojan, testa di ponte per truffe da migliaia di dollari. Si chiama Trojan.Bayrob, l'hanno individuato i tecnici di Symantec e sembra che arrivi dalla Romania: si installa sul computer dei malcapitati, filtrando le richieste di pagine web e reindirizzandoli su siti clone degli originali. Una sorta di "phishing" riveduto e corretto.

Il meccanismo della truffa è piuttosto complesso: una asta autentica viene aperta sulla sezione motori di eBay. Capita spesso che chi pensi di fare un'offerta per un'auto rivolga qualche domanda sulle condizioni del veicolo: a questo punto, scatta la trappola. Al termine dell'asta, il venditore invia un'email a chiunque abbia fatto qualche richiesta: l'auto non è stata venduta, spiega nella lettera, perché chi se l'era aggiudicata si è tirato indietro. Allegato c'è un eseguibile, che contiene altre foto del veicolo. E non solo. Una volta lanciato il file .exe, la vittima vedrà effettivamente delle foto di una bella auto ma si installerà un programma che ci dirotterà su un sito clone, così come per tutto il traffico diretto verso eBay. Ogni parte del sito è stata riprodotta nei dettagli: la pagina dei feedback (fasulli), quella dell'inserzione e persino quella di riepilogo dei pagamenti.

La faccenda andrebbe avanti da diverso temp ed il trojan è già stato modificato tre volte per sfuggire agli antivirus. Un rischio notevole per la fiducia che i consumatori ripongono in eBay: se dovesse venir meno, l'azienda potrebbe trovarsi in seri guai. Massima attenzione quindi!!!

giovedì 15 novembre 2007

Fuoco della passione. E lei si ustiona

Una romantica notte di passione trasformatasi in un incubo. I malcapitati? Una coppia di focosi amanti padovani, 44 anni lei, 67 lui: sono finiti all'ospedale per colpa di una serata un po' troppo hard. I due avevano preparato tutto per una serata "calda", ma le sole fiamme che hanno cominciato ad ardere sono state quelle sprigionate dalle candele che hanno "attecchito" l'abitino succinto di lei e anche una tenda di casa. I due avevano preparato tutto in un appartamento in città: luci soffuse, anzi candele dappertutto per rendere l'atmosfera più complice. Ma le fiammelle della passione hanno fatto presa sul vestitino della donna che inavvertitamente ha sfiorato le candele.

La signora è stata investita da una fiammata che le ha procurato profonde ustioni tanto da farla finire al reparto di Terapia intensiva dei grandi ustionati, l'uomo ha cercato di spegnere le fiamme e si è procurato lievi ferite. Intervento dei vigili del fuoco e delle ambulanze e la serata si è conclusa in ospedale.

mercoledì 14 novembre 2007

The goodburger

Avete mai mangiato un hamburger con la "HACCA" maiuscola? Difficile, vero?!? Allora é arrivato il momento di ricredersi! Certo, non é che il locale sia proprio dietro l'angolo (si trova infatti a New York e, precisamente, a Manhattan), ma non é comunque difficile che ci si trovi in questa città per farsi anche una breve vacanza... In questo bel locale arredato in stile inglese sono rimasto strabiliato dalla freschezza e dal gusto del "paninozzo". Certo, l'America é la patria dell'hamburger, ma anche qui non é comunque facile mangiarne uno saporito come questo!
Se volete maggiori informazioni qui potete trovare il link al sito web... Ah! Fateci caso: nella sezione "reviews" hanno pubblicato tutti gli apprezzamenti ricevuti dai giornali... ed ora possono aggiungere anche la mia!

mercoledì 7 novembre 2007

Il manuale del perfetto mafioso

Nei giorni scorsi la polizia ha arrestato nei pressi di Palermo Salvatore Lo Piccolo, un boss latitante da oltre vent'anni e che è stato indicato come il nuovo capo di Cosa Nostra. Sono stati trovati molti documenti importanti ... tra questi anche i cosiddetti "10 precetti":

1) "Non ci si puo' presentare da soli ad un altro amico nostro, se non è un terzo a farlo".

2) "Non si guardano mogli di amici nostri".

3) "Non si fanno comparati con gli sbirri".

4) "Non si frequentano né taverne e né circoli".

5) "Si è il dovere in qualsiasi momento di essere disponibile a cosa nostra. Anche se ce (testuale ndr) la moglie che sta per partorire".

6) "Si rispettano in maniera categorica gli appuntamenti".

7) "Si ci deve portare rispetto alla moglie".

8) "Quando si è chiamati a sapere qualcosa si dovrà dire la verità".

9) "Non ci si puo' appropriare di soldi che sono di altri e di altre famiglie".

10) è il piu' articolato e fornisce indicazioni precise sulle affiliazioni, ovvero su "chi non puo' entrare a far parte di cosa nostra". L'organizzazione pone un veto su "chi ha un parente stretto nelle varie forze dell'ordine", su "chi ha tradimenti sentimentali in famiglia", e infine su "chi ha un comportamento pessimo e che non tiene ai valori morali".

Sospesi dal volo i caccia F-15

L'aeronautica militare americana ha deciso di tenere a terra tutti i caccia bombardieri F-15 definiti ormai antiquati. Gli esperti del Pentagono hanno lanciato un allarme sicurezza dopo l'ultimo incidente registrato dalla Us Air Force. La decisione di tenere a terra "indefinitamente" tutti gli oltre 700 F-15 ancora in servizio è stata presa sulla base di un rapporto tecnico che parla di "cedimenti strutturali". La notizia ha però un'altra chiave di lettura: i generali hanno infatti colto l'occasione per fare pressione sul Congresso e ottenere più fondi per il nuovo jet di punta, l'F-22 'Raptor' della Lockheed Martin, caccia 'stealth' (invisibile ai radar), costosissimo (137,7 milioni di dollari l'uno) di cui sono stati finora consegnati solo 97 esemplari. La decisione di sospendere i voli è stata però seguita anche dall'aeronautica giapponese che schiera oltre 220 F-15.
Tutto è iniziato venerdi' scorso quando un vecchio F-15 con 27 anni di servizio in dotazione alla Guardia nazionale del Missouri si è schiantato al suolo durante una missione di addestramento. Il pilota si è salvato eiettandosi in tempo ma secondo i "risultati preliminari" dell'inchiesta "sembra essersi trattato di un possibile caso di cedimento strutturale", ha spiegato Bryan Whitman, portavoce della Difesa Usa. Il Pentagono ha quindi sospeso i voli dei 500 F-15 più vecchi con un età media di servizio di 25 anni. Lo stesso vale anche per le versioni più moderne, gli F-15E 'Strike Eagle' schierati in Iraq. Questi ultimi saranno utilizzati solo in caso di emergenza e quando non potranno essere sostituiti dagli F16 della Lockheed Martin.

L' F-15, prodotto dalla in origine dalla McDonnell Douglas assorbita dalla Boeing, entrò in servizio nel settembre del 1975 alla fine della guerra del Vietnam, fu il primo caccia da superiorità aerea degli Stati Uniti e in seguito venne adeguato anche per le operazioni di attacco al suolo nella versione 'Strike Eagle'. Malgrado la sue lunga vita operativa costituisce tutt'ora il caccia di punta della flotta aerea Usa. Considerato uno degli aerei da guerra di maggior successo della storia dell'aviazione è stato venduto in centinaia di esemplari alle forze aeree di Israele, Giappone, Corea del Sud, Singapore e Arabia Saudita. Al momento non è chiaro se le aeronautiche di questi Paesi siano state avvertite. L' F-15, bireattore, ha molteplici versioni che semplificando si dividono in monoposto da caccia puro e biposto da attacco al suolo. Raggiunge una velocita' massima pari a tre volte quella del suono (mach 3), oltre 2.500 chilometri l'ora. Ha un'autonomia di 3.450 chilometri. Armato con un cannone da 20 mm a canne rotanti, può trasportare fino a 7,3 tonnellate di carico bellico diviso tra missili e bombe. L' F-15 e' destinato a restare in servizio ancora per qualche anno. Il suo successore, l'F-22 'Raptor' il primo caccia da superiorità aerea invisibile incontra difficoltà e l'aeronautica è stata autorizzata a acquistarne 182, anche se ne aveva chiesti 381.

martedì 6 novembre 2007

A Roma la mummia di Lenin?!?

La mummia di Lenin «potremmo portarla a Roma» se, nella Russia postsovietica di Vladimir Putin, il Cremlino decidesse di rimuoverla. Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, lancia l’idea mentre passeggia sulla piazza Rossa, dopo aver depositato tre garofani al mausoleo che conserva intatta la salma di Vladimir Ilyich Ulyanov. Un po’ infreddolito dal vento gelido di Mosca, ma soddisfatto ospite di Gennady Ziuganov, leader del partito Comunista russo.
Ma mentre parla il segretario del Pdci non sa di stare per scatenare nel suo Paese una piccola polemica. «Se Diliberto vuole portare a casa sua o nella sede del suo partito la mummia di Lenin, faccia pure. L’Italia non può certo permettersi di diventare un ricettacolo di emuli dei genocidi comunisti d’Europa»: replica da Roma il deputato Udc Luca Volontè. «Forse quella di Diliberto è stata solo una battuta, magari dovuta al freddo polare e corroborata con qualche bicchierino di vodka locale...», conclude Volontè in un comunicato. Diliberto viene avvertito e replica: "Un vizio sicuramente più innocenti di quelli che si consumano all'hotel Flora pagando donne e stupefacenti". Con evidente riferimento ad uno scandalo che ha visto protagonista un deputato dell'Udc.
Chi invece la butta sul ridere è Maurizio Gasparri di An che propone uno scambio tra la mummia di Lenin e Diliberto: "Comunque è davvero triste avere personaggi così squalificanti per il nostro paese che girano nel mondo". Ma anche a sinistra la battuta di Diliberto non suscita consensi. "Noi siamo qui a parlare dei problemi e del rilancio della sinistra ma c'è qualcuno che pensa a dove collocare la salma di Lenin..." taglia corto il segretario di Rifondazione Franco Giordano. Di tutt'altro avviso il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio: "A novant'anni dalla rivoluzione d'ottobre, Lenin evidentemente fa ancora paura sia agli anticomunisti. Tutto questo è la dimostrazione che il comunismo è ancora il futuro".
E visto che si parla di rientri e sepolture, Sergio Boschiero, segretario dell'Unione monarchica italiana, rilancia: "Altro che Lenin, in Italia dovrebbero invece trovare la loro storica sepoltura i nostri re e le nostre regine, tuttora sepolti in terra straniera".
Che gabbia di matti!!!

Una foto per il giorno

La foto che pubblico oggi ha un non so ché di comico... l'ho scattata a Valencia, prima dell'estate. E' un bel pellicano bianco (ho scoperto che ne esistono tantissime razze differenti!) che sonnecchia beatamente al sole: che invidia!!!

lunedì 5 novembre 2007

Windows server 2008

Microsoft ha annunciato il rilascio di Windows Home Server 2008, nuova soluzione progettata per aiutare gli utenti con diversi PC e dispostivi nell'ambiente domestico a conservare, proteggere e condividere foto, video musicali e documenti. Il primo prodotto HP MediaSmart Server con Windows Home Server, è ora disponibile negli usa e sarà offerto ai clienti tramite importanti siti web nel corso del mese di Novembre.

Windows Home Server è un server "stay-at-home" che offre i benefici della potente tecnologia server utilizzata da molte persone a lavoro, all'interno di una soluzione domestica semplice e di facile utilizzo. Il sistema si occupa di eseguire backup automatici dei computer basati su Windows XP e Windows Vista ogni notte, offre una location centralizzata per accedere al server domestico virtualmente da qualsiasi postazione e permette di condividere contenuti con amici e parenti. Home Server si occupa anche di monitorare la salute e lo stato di protezione dei computer domestici ed è in grado di eseguire lo stream dei file multimediali ad altri dispositivi della casa, come Xbox 360, permettendo di utilizzare musica digitale, foto e video sulla TV.

HP MediaSmart Server, basato su AMD LIVE!, è stato disegnato espressamente per la piattaforma Windows Home Server. Il prodotto offre agli utenti accesso facile e sicuro a tutti i film, brani musicali, foto e documenti, attraverso un qualsiasi PC connesso ad internet con banda larga.
Il prezzo di vendita sarà compreso tra i $599 ed i $799. Per quanto riguarda il software, gli sviluppatori third-party hanno già creato più di 35 programmi add-in per funzionalità come personal blogging e media sharing, home security, home automation, protezione antivirus e malware.

Gli ospiti impertinenti

F E R M I A M O L I !
Non facciamoli più arrivare. Non siamo in grado di accoglierli, si stanno creando le condizioni per una guerra civile. Non c'è direttiva europea o accusa dello Stato romeno che tengano davanti ad un'emergenza che coinvolge un Paese e i suoi abitanti, siano essi di destra, di centro che di sinistra, di Padania e Terronia, passando per Roma. Bisogna avere il coraggio di stabilire norme eccezionali che interdicano, salvo permessi speciali e deroghe eccezionali, l'arrivo di rom, romeni, albanesi e marocchini in Italia. Parlo degli zingari e delle tre nazionalità prevalenti, a partire da un dato statistico: sono di gran lunga le più popolose in Italia, affluiscono con una velocità preoccupante, aggravata dalla linea dura di altri paesi europei nei loro confronti, e si trovano ad essere le nazionalità prevalenti in fatto di criminalità e detenzione nelle carceri. L'Italia è un paese...Ce lo aspettavamo da circa cinque anni. Scrivemmo: se in Italia ci fosse un attentato con decine di vittime, comincerebbe la caccia agli islamici. Qualcuno andrebbe a stanarli casa per casa e compirebbe una strage, in cui sarebbero coinvolti immigrati innocenti, povera gente che sgobba e paga le tasse. Per fortuna, non sono scoppiate bombe e nessuno è stato sgozzato, altrimenti avremmo assistito a una carneficina. Pensavamo che il pericolo venisse da lì, dai musulmani fondamentalisti. Invece è venuto dai romeni, che all'epoca non erano un problema, ce n'erano pochi, per lo più brave persone. Oggi sono seicentomila, dicono. Ne arrivano centinaia ogni giorno. Molti sono criminali di lungo corso già segnalatisi nel loro disastrato Paese che, difatti, dopo l'ondata emigratoria registra un sensibile calo di reati. In compenso i reati sono aumentati da noi. Ovvio. In Romania se uno ruba un paio di scarpe va in carcere e ci rimane da quattro a sei anni...

Da Libero di Vittorio Feltri

Vita da Britney: 244.000€ al mese!

Se siete curiosi di sapere quanto costi vivere come una star? Eccovi accontentati: 353,217 dollari (243.816 euro) al mese! Questo, infatti, il conto spese presentato al tribunale di Los Angeles da Britney Spears, nell’ambito della battaglia legale che la vede opposta all’ex marito Kevin Federline per la custodia dei loro due figli, Sean Preston e Jayden, momentaneamente affidati al padre dopo i noti problemi con la legge di Britney, beccata a guidare senza patente.

NOTA SPESE - Il documento, che elenca nel dettaglio entrate e uscite mensili di casa Spears e ha avuto ampio risalto anche su Timesl, mette nero su bianco il suo elevato tenore di vita: l’esborso maggiore è per le feste (genericamente indicate come «entertainment, gifts and vacations» – ovvero, divertimento, regali e vacanze) che le costano 102.000 dollari (70.407 euro) ogni 30 giorni, mentre le spese mediche (comprensive dell’assicurazione sulla salute) raggiungono gli 86.397 dollari (quasi 60.000 euro) mensili, ovvero 1.036.764 dollari (oltre 715.000 euro) all’anno. E a giudicare dalle condizioni fisiche della cantante, sembra davvero denaro buttato. Come pure i 16.000 dollari (11.000 euro) che se ne vanno in vestiti, pensando a come si concia.

CASE E PASTI - A far lievitare i conti, anche le spese vive di manutenzione delle sue case, che ammontano a circa 61.270 dollari (poco meno di 42.300 euro) mensili e comprendono 49.266 dollari (34.000 euro) per i mutui, 2.507 dollari (1.730 euro) di spese telefoniche e 9.497 dollari (circa 6.500 euro) per le bollette (anche le popstar pagano luce, acqua e gas). Oltre a questo, vanno aggiunti i 4.758 dollari (quasi 3.300 euro) per i pasti fuori casa e i 35.000 dollari (poco più di 24.100 euro) che passa a Federline per il suo mantenimento e quello dei bambini. In realtà, dopo il 15 novembre la cifra scenderà a 15.000 dollari (più o meno 10.350 euro) e sarà destinata per intero ai figli, mentre all’ex marito Britney non darà più un centesimo.

LE ENTRATE - Se ancora non vi è venuto mal di testa con tutti questi numeri, la voce «ricavi» potrebbe darvi il colpo di grazia: spulciando la documentazione presentata, è, infatti, emerso che la cantante spende in realtà solo la metà di quanto incassa. Ovvero, 732.868 dollari (505.879 euro), che moltiplicati per 12 mesi fanno 8.794.416 dollari (poco più di 6 milioni di euro) e che vanno ad aggiungersi ai 33 milioni di dollari (circa 23 milioni di euro) che sono depositati su sei conti correnti. Non solo. Britney possiede anche una foresta in Louisiana che vale 6 milioni di dollari (4,1 milioni di euro), oltre a numerose altre proprietà.

SCARSA IN BENEFICENZA - «Braccino corto», invece, per quanto riguarda la beneficenza, con appena lo 0,0682% dei suoi guadagni – ovvero 500 dollari, 345 euro al mese – destinati alle opere di carità. Davanti al giudice Scott Gordon sono, però, finiti anche i conti di Kevin Federline, che hanno mostrato come l’ex ballerino abbia intascato in un anno appena l’1% di quanto la ex moglie metta da parte in 30 giorni, visto che dei 500.000 dollari (345.000 euro) lordi percepiti nel 2006, gliene sarebbero rimasti appena 7.436 (5.100 euro) netti. Controllando le sue spese mensili, 7.500 dollari (5.177 euro) se ne vanno per il noleggio dell’auto, 6.000 (4.100 euro) per la sicurezza e 2.000 (1.380 euro) per i vestiti, mentre i divertimenti gli costano 5.000 dollari (3.451 euro), i ristoranti 1.500 dollari (1.035 euro), la bolletta del telefono 750 dollari (517 euro) e le spese per il cibo altri 720 dollari (496 euro). Dall’esame degli incartamenti è poi emerso che la Spears avrebbe perso la custodia dei due figli principalmente perché ha osato sfidare il tribunale, guidando con i bambini in auto prima di aver riottenuto la patente.

Illegale "spegnere" i cellulari

L'invenzione non è nuova, ma è recente l'abitudine di utilizzarlo per strada, all'insaputa di chi ti è vicino e magari sta scrivendo un sms. Ecco perché gli Stati Uniti hanno deciso di mettere al bando l'uso quei dispositivi che sono in grado di bloccare le onde telefoniche tra cellulari. Perché le frequenze radio utilizzate dai telefonini sono protette, proprio come quelle utilizzate dalla tv e dai servizi radiofonici. La decisione della Commissione Federale per la Comunicazione è nata da un piccolo episodio emblematico. Il signor Andrew, di San Francisco, aveva nascosto nel suo taschino l'apparecchio che permette di neutralizzare il campo di recezione dei cellulari che si trovano nel raggio di 25 metri. La prima a farne le spese è stata una ragazza di vent'anni, seduta sulla panchina accanto a lui e intenta a "smessaggiare". Il signor Andrew, che al New York Times non ha rivelato il cognome perché ciò che ha fatto è illegale, ha premuto il pulsante. E di colpo la conversazione telematica della ragazza si è interrotta e insieme a lei anche altri passanti hanno iniziato a borbottare spazientiti. I cellulari non funzionavano più.
I dispositivi di blocco negli Usa in questo momento sono molto popolari. Richieste a centinaia: proprietari di negozi, bar, direttori artistici teatrali, guidatori di tram e insomma tutti coloro che possano avere interesse a stoppare le conversazioni che intasano l'etere. Un po' perché le onde telefoniche fanno male alla salute e un po' perché è fastidioso essere circondati da cellulari che squillano. Ma la Commissione Federale per la Comunicazione ha stabilito che chi utilizza questi dispositivi potrà essere multato fino a 11 mila dollari per ogni offesa arrecata. E le sanzioni non interesseranno solo chi li utilizza ma anche chi li produce. Gli investigatori delle compagnie di comunicazione wireless si stanno dando da fare per denunciare ogni irregolarità. La Verizon e la FCC l'anno scorso hanno fatto visita ad un ristorante del Maryland "sospetto". Il gestore aveva ammesso di aver acquistato un potente sistema di blocco per i cellulari, perché temeva che i suoi camerieri, invece che lavorare, perdessero tempo con messaggi e chiamate.

sabato 3 novembre 2007

Nanopod, musica da una microradio

Prodotto dall’Università di Berkeley, è grande come la punta di un capello. Si tratta del nanopod, uno strumento per ascoltare musica, ma di dimensioni così piccole da non poterlo osservare a occhio nudo. Da non confondere con l’iPod “nano”, quel lettore Mp3 sottile e non troppo ingombrante di gran moda negli ultimi anni. La sua presenza, infatti, si nota soltanto sotto la lente di un microscopio e per questo suo ingombro così limitato è già entrato nel Guinness dei primati. Fondamentalmente è una radio, in grado di catturare le onde FM e AM, che vibra per trasmettere le onde sonore. Più adatto alle mani di Pollicino, il nanopod è costituito da un unico nanotubo di carbonio, da cui il nome, che da solo funziona come tutti i componenti fondamentali di una radio, si comporta contemporaneamente da antenna, filtro, sintonizzatore, amplificatore e demodulatore. Per immaginarlo si potrebbe pensare al pezzetto di un baffo del gatto che muovendosi in fretta emana canzoni. All’università di Berkeley sono entusiasti per la scoperta e sperano di trovare presto finanziamenti per sviluppare la tecnologia in modo da commercializzarla il prima possibile. Con questa nanotubo si produrranno non solo apparecchi radiotrasmittenti, ma anche nuovi dispositivi video, magari da installare sulla lente di un occhiale, per guardare la tv anche quando si passeggia in strada. Non solo. Un’altra possibile applicazione del nanopod è nel campo della medicina: «L’intera radio ha le misure di una cellula vivente – afferma Alex Zettl, lo scienziato che insieme al suo laureando Kenneth Jensen ha prodotto lo strumento -. Questo piccolo formato gli permette di interagire con i sistemi biologici. Probabilmente è in grado di interfacciarsi con i muscoli e con il cervello, muovendosi, radio comandato, nella circolazione sanguigna».
Il settore in cui avrà più successo sarà certamente quello delle telecomunicazioni. Se il nanopod finisce all’interno di un orecchio può essere utile per correggere un difetto di udito o per suggerire informazioni via radio. Chi si accorgerebbe di un elemento grande quanto un capello dentro il padiglione auricolare? Insomma, una manna per le spie con la paura di essere scoperte con un trasmettitore addosso. L’unico suo limite è il fatto che lavora a una frequenza fissa, non variabile, per cui la sintonizzazione precisa è basilare. Questa frequenza non è facile da stabilire, per individuarla bisogna osservare il nanotubo al microscopio e vedere come si comporta alle varie frequenze. Per il resto non ha difetti, anzi. Il segnale che emana è così forte e chiaro da poter essere amplificato con un altoparlante.

Test sui primi carri armati invisibili!

L'esercito inglese sta preparandosi a testare una nuova tecnologia che rende i carri armati invisibili. Nelle ultime settimane, le prove effettuate hanno dato esiti positivi, e gli esperti dicono che il primo mezzo sarà disponibile nel 2012. Nessun trucco, la "sparizione" è basata su telecamere e proiettori che coprono il mezzo con le immagini del paesaggio circostante. Il risultato è che è praticamente impossibile distinguere la figura del carro armato dal paesaggio che lo circonda. Un soldato che ha partecipato ai test ha raccontato: "E' incredibile, non ci avrei mai creduto se non lo avessi visto con i miei occhi. "In una zona di combattimento, la sensibilità richiesta dalla tecnologia è ovviamente più alta, ma secondo Sir John Pendry, esperto del Ministero della Difesa, le applicazioni sono quasi infinite. Sarebbe infatti già allo studio anche un giubbotto antiproiettile. "Il passo successivo, spiega Sir Pendry, è ottenere lo stesso effetto senza l'uso di proiettori. Sarà un processo lungo e complesso, ma non impossibile".